Micro e macro cosmi

Il maestro di pianoforte Franco Venturini presenta “Micro e Macro cosmi”

Micro e Macrocosmi è un itinerario musicale fra immagini legate alla percezione della Natura da parte
dell’uomo e al rapporto con essa. Al fine di “evocare” in suono l’universo immaginifico delle manifestazioni
naturali i compositori, nelle opere presentate, attuano una ricreazione del mezzo espressivo, dalla
manipolazione della materia musicale a quella di tecnica e suono strumentali.
Il programma è strutturalmente scandito da uno dei cicli Makrokosmos di George Crumb, una serie di
Charakterstück ispirati ad un universo interiore di immagini fantastiche, elevate ad una
dimensione sia cosmica, sia rapportate ad una terrena, essendo ognuno una sorta di omaggio/ritratto a
persone reali, associate ai segni dello Zodiaco. Il compositore evoca diverse idee che hanno influenzato
l’evoluzione del suo linguaggio: le “magiche proprietà” della musica, l’origine del male, l’atemporalità del
tempo, il sentimento dell’uomo, consapevole dei propri limiti, di fronte all’Universo infinito. La ricerca di
modalità di espressione di sentimenti ineffabili ed un immaginario fortemente evocativo lo spingono a ideare un idioma pianistico peculiare, con una tavolozza di mezzi espressivi espansa. Tale stimolo lo porta a proiettarsi oltre l’orizzonte della tastiera, con l’azione diretta delle dita o di oggetti manovrati dall’interprete sulle corde o la tavola armonica dello strumento. Ma Crumb non utilizza tecniche “eterodosse” come “effetti speciali”: egli forgia un proprio idioma per raccontare il suo universo, da cui l’esigenza di sonorità speciali, cercando poi di integrare il tutto, in un intreccio di relazioni fra i diversi timbri, al fine di farci percepire il suo complesso mondo. Il suo pianoforte, la cui immagine sonora subisce delle metamorfosi repentine, diviene un teatro in cui tutti i potenziali mezzi fonici vengono messi in campo, compresi quelli del pianista, attore e regista del quale sentiamo fin la voce, in varie declinazioni espressive. L’universo racchiuso nel pianoforte si espande, rivelandosi potenzialmente infinito, come affermato da Crumb stesso: “Io credo che si possa sinceramente affermare che le risorse degli strumenti non possano mai esaurirsi: la generazione futura scoverà sempre nuove vie!”. Gli altri compositori che, in questo percorso, “dialogano” con la suddetta opera, sono cari e di esempio a Crumb stesso, il quale ammicca a Mikokosmos di Bartók, ai kreis schumanniani, ai Préludes di Debussy, oltre a Chopin e Beethoven, che fanno la loro “apparizione” in due dei brani.

Da Morning Music, che apre il ciclo crumbiano “with primitive energy”, si passa ai Gësange der Frühe di Robert Schumann, della sua ultima fase creativa. Essi sono, secondo il compositore, “brani che descrivono le sensazioni ed impressioni suscitate dallo schiudersi del mattino, ma più su un piano emotivo che rappresentativo”. La prima dedica era “An Diotima”, nome allegorico associato al romanzo Hyperion del poeta Hölderlin, in cui il protagonista ritrova la sua Diotima scomparsa identificandosi alla natura: “Noi siamo delle note viventi, in accordo con la tua armonia, o Natura!”. I cinque brani hanno delle relazioni reciproche attraverso dei motivi musicali comuni e dei riferimenti simbolici alla natura (come nel
terzo, il richiamo di sonorità dei Waldhörner [corni da caccia], evocante la foresta).

L’energia primordiale in apertura del programma si traduce in movimento in Sur l’aile du tourbillon
intelligent di Franco Venturini e nel Prélude Ce qu’a vu le vent d’Ouest di Claude Debussy. Nel
primo, ispirato a Le vin des amants di Charles Baudelaire, la dinamica sottesa alle immagini poetiche si
traduce in gesti pianistici, facendo transitare l’interprete e gli ascoltatori fra due dimensioni, fisiche e
foniche, del pianoforte: l’una nota, propria all’immaginario comune legato a questo strumento; l’altra
inaudita, in esplorazione all’interno dello strumento. Due “volti sonori”, uno come percezione “allucinata”
dell’altro. Nei versi baudelairiani: “Mollement balancés sur l’aile / Du torubillon intelligent, / Dans un délire parallèle”. Il preludio di Debussy ha a sua volta una fonte letteraria, nel racconto delle mirabolanti escursioni di Zefiro, il vento dell’Ovest antropomorfizzato, fra foreste deserte, liane spinose, bufali trascinati al fondo di cascate, alberi sradicati: “un garçon bien sauvage”, in “Le jardin du Paradis” di H. C. Andersen.

Si prosegue verso l’apparente calma del paesaggio di Suoni della notte, dalla suite All’aria aperta di Béla
Bartók. In essa l’uomo è immerso nella natura, dalle sonorità di percussioni ancestrali del primo brano, fino a questo “notturno”, in cui si tende l’orecchio al microcosmo brulicante d’insetti ed anfibi in un paesaggio la cui attività è smussata dall’aura notturna. Questo brano prepara al fantasmagorico Ghost-Nocturne : for the Druids of Stonehenge che apre la seconda parte di Makrokosmos, per il quale Crumb richiede una sonorità “subliminale”, da cui siamo condotti, in un crescendo di tensione, al terribile A prophecy of Nostradamus.

In Natura viva con glissandi IV, Franco Venturini esamina a fondo la natura del proprio strumento. Il
nucleo musicale è un gesto specifico: il glissando. La ricerca creativa è volta a modalità di articolazione del
suono al fine di “comporre la percezione”. La sfida è di plasmare la tecnica dando l’impressione che al
pianoforte si possano realizzare dei glissandi continui, passando da due punti contigui della tastiera senza il salto dato dalla sua parcellizzazione, come se la materia di cui è fatta si liquefacesse, in un miraggio uditivo. Si ritorna infine alla natura propriamente detta (prima di trascendere la terra con la terza parte di
Makrokosmos), nella dialettica di luci ed ombre della cangiante tavolozza debussyana, atta a ritrarre il
sinestesico paesaggio di Cloches à travers les feuilles, da Images, fatto di suoni di campane percepiti al
di là delle foglie di “questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.

Franco Venturini